La mia Storia

La mia Storia

Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in Inglese Americano.

Questa è la mia storia..

“Hai una buona idea? Vieni da me” questa è la frase che mi ha cambiato la vita.

Sono Manuel e ho 39 anni. Sono un sognatore, un visionario e un tipo un po’ riflessivo. Sono un “inventore” da quando ero bambino, mi appassiona infatti tutto ciò che cerca di migliorare il mondo che mi sta attorno. Ogni volta che mi viene un’idea la scrivo subito nel mio “libro delle idee”. Alcune di queste le ho già realizzate, altre le riprenderò in futuro. Vorrei costruire la “fabbrica delle idee”, un contenitore, dove creativi e inventori possano trovare lo spazio per sviluppare e fare decollare sogni, idee e progetti di ogni tipo. Sono fortunato, sono sposato con Arianna dal 2003 e ho due bambini: Filippo di 7 anni e Sara, nata il 2 giugno dello scorso anno. Sono laureato in ingegneria gestionale all’Università di Padova e ho iniziato la mia carriera imprenditoriale come Family Banker per Banca Mediolanum, dove ho conosciuto Ennio Doris, l’uomo che mi ha cambiato la vita.

Quando ho iniziato a lavorare per Banca Mediolanum avevo un sogno nel cassetto: l’idea che mi frullava per la testa l’avevo avuta nel 2003 durante il mio viaggio di nozze in Kenya. Era semplice; desideravo infatti abbassare le esorbitanti tariffe delle chiamate fatte e ricevute all’estero perché, quando mi trovavo in Kenya, avevo speso sei euro al minuto per ogni chiamata fatta e ricevuta: un’assurdità! Mi servivano però i fondi per finanziare il mio progetto e sentivo che Ennio Doris poteva essere la persona giusta. A lui avrei potuto raccontare la mia idea, perchè in Banca Mediolanum avevo sentito parlare della sua storia imprenditoriale, dell’articolo su Capital e del famoso incontro a Portofino con Silvio Berlusconi.

La rivista Capital di aprile del 1981 riportava un’intervista a Silvio Berlusconi che concludeva con una sua frase: “Avete una buona idea? Venite da me”. Ennio Doris, una buona idea da presentare a Silvio Berlusconi, l’aveva avuta e infatti, sei mesi dopo l’incontro a Portofino, il 2 febbraio 1982 tra i due è nato Programma Italia, diventato poi Banca Mediolanum nel 1996.

Avevo un chiodo fisso in testa: se Ennio Doris era riuscito a convincere Silvio Berlusconi ad investire sulla sua idea, io dovevo convincere Ennio Doris ad investire sulla mia. Nei due anni successivi ho fatto di tutto per incontrarlo: ho scritto email a lui, al figlio Massimo, ho chiesto ai miei supervisori di fissarmi un incontro, ho addirittura partecipato e vinto un contest che prevedeva l’apertura di dieci nuovi conti correnti in un mese solo perché come premio c’era una cena nella sua casa di Tombolo. Ricordo che l’entusiasmo era così grande che quei dieci nuovi conti correnti li ho fatti in meno di una settimana, ma nulla, quell’incontro con Ennio Doris sembrava essere una cosa impossibile, tuttavia, non mi potevo rassegnare all’idea di non farcela. Il primo giorno in Banca Mediolanum, durante un corso a Tabiano Terme, avevo visto un video straordinario. In quel video scorrevano delle parole che sono poi diventate la stella polare del mio percorso imprenditoriale: “Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Impossible is Nothing”.

Finalmente un giorno ho preso la decisione che continuavo a rinviare: recarmi alla sua casa di Tombolo. Era il 14 aprile del 2007 quando ho suonato alla sua porta per consegnare una lettera scritta a mano. Tombolo è un paesino molto piccolo ma trovare subito la casa di Ennio Doris non è stato semplicissimo, ho dovuto chiedere indicazioni in paese a un vecchio signore che stava passeggiando per strada. Alla mia domanda: “Mi scusi, mi saprebbe dire dov’è la casa di Ennio Doris?”, il vecchio signore mi ha risposto con un grande sorriso fornendomi tutte le indicazioni per arrivarci. Mentre suonavo il campanello avevo le gambe che tremavano. A un certo punto è uscita una sua guardia e mi ha chiesto cosa volessi. Io gli ho risposto: “Devo consegnare una lettera per Ennio Doris”. La guardia, molto cortese: “Dalla pure a me, appena lo vedo gliela consegno personalmente”. Nella lettera, raccontavo del mio progetto e del mio sogno di diventare un imprenditore e spiegavo che stavo cercando il suo aiuto per realizzarlo. Gli dicevo anche che era stata la sua storia straordinaria e l’articolo su Capital a convincermi che lui sarebbe stata la persona giusta. Per tutta la settimana seguente ho aspettato una chiamata, ma nulla. Il sabato successivo sono tornato a Tombolo e ho risuonato il campanello. La stessa guardia del sabato precedente aprendo la porta mi ha chiesto: “Cosa fai ancora qui?”. Io ho risposto: “Non ho ricevuto nessuna risposta da Ennio Doris, ho però urgenza di parlare con lui”. E la guardia: “In questo momento è occupato, lasciami il tuo numero, appena si libera gli parlo di te e casomai ti faccio richiamare”. Ho girato per quasi un’ora il centro di Tombolo, ma alla fine, non ricevendo nessuna chiamata, ho deciso di ritornarmene a casa.

La telefonata che tanto aspettavo è arrivata però il lunedì. La segretaria di Vittorio Colussi, allora direttore commerciale di Banca Mediolanum, mi ha fissato un incontro con Vittorio per il giorno seguente. Stavo parlando da circa un’ora con Vittorio, quando Ennio Doris è entrato nel suo ufficio e si è seduto vicino a me, dicendomi: “Manuel, raccontami della tua idea”. Io ho iniziato a parlare a ruota libera, interrotto di tanto in tanto dalle sue domande. Alla fine si è alzato e si è diretto verso il telefono di Vittorio. Lo ha preso in mano e ha digitato un numero. A un certo punto l’ho sentito dire: “Ciao Maurizio, come stai? Ho qui un ragazzo che ti vorrei far conoscere. Ha un’idea interessante da presentarti”. L’ingegner Maurizio Carfagna è l’amministratore delegato di H Invest, la holding di famiglia di Ennio Doris. Qualche giorno dopo, Maurizio Carfagna mi ha ricevuto nel suo ufficio di H Invest. Al termine dell’incontro ci siamo lasciati con l’accordo che mi avrebbe dato una risposta entro pochi giorni. La risposta che ho ricevuto via email una settimana più tardi non è stata però quella che mi sarei aspettato: “Caro Manuel, abbiamo valutato il tuo progetto, ma riteniamo che non sia di nostro interesse”. Anche se lo sconforto era grande, sentivo che avevo perso soltanto una battaglia, non la guerra. Qualche settimana dopo mi sono deciso di tornare a Tombolo, con una nuova lettera; Ennio Doris in quel periodo si trovava però in viaggio negli USA e la sua risposta non è arrivata subito. Un giorno, mentre ero in macchina, mi è arrivata una telefonata da Serenella, la sua segretaria personale; la telefonata è stata molto breve: “Manuel, c’è Ennio Doris che vuole incontrarti. Ti va bene il 5 settembre?”.

Il 5 settembre, a Milano, Ennio Doris mi ha finalmente aperto la sua porta e il suo mondo. Avevo appuntamento alle ore 11.00, in presidenza, al quarto piano di Palazzo Meucci a Milano 3, ma quel giorno la sua lezione di inglese sembrava non terminare mai; Serenella, infatti, mi ha fatto entrare nel suo ufficio alle 11.45. L’agitazione era grande, ma ho iniziato a raccontargli il mio progetto e quando Ennio Doris mi ha chiesto: “Ma tu cosa stai cercando?”, la mia risposta è stata: “Un partner che mi aiuti a sviluppare la mia idea”. E lui ancora: “Ma se lo trovi, cosa gli dai in cambio?”, io: “Una parte della società”. Ennio Doris è rimasto così colpito dalla mia determinazione che in quel momento ha deciso di finanziare il mio progetto e stringendomi la mano, mi ha detto: “Va bene Manuel, facciamo la società al 50%”.

Un mese dopo, nell’ottobre del 2007, è nata Zeromobile, il primo Operatore Mobile Globale in Italia, e il mio sogno si è realizzato. Il capitale iniziale di Zeromobile era di 200 mila euro, H Invest ha versato 100 mila euro, mentre l’altra parte è stata versata in parte da me ed in parte da mio cognato Daniele Bortolotti. Zeromobile ha fatto il suo ingresso nel mercato nel 2008 e propone tariffe di roaming internazionali low cost: il risparmio rispetto agli operatori tradizionali arriva fino all’85% e, in più di 100 paesi, le chiamate ricevute sono completamente gratuite. Nel 2013 Zeromobile ha introdotto inoltre la tariffa You&zero, la tariffa on-net tra sim Zeromobile che, in oltre 100 paesi, permette di parlare a soli 15 centesimi di euro al minuto.

Sono astemio, non bevo vino, detesto la birra e i super alcolici, tranne il Vov, il liquore a base di uova che mi ricorda quando ero bambino. Me lo dava sempre mia nonna quando andavo a trovarla in un bicchierino con un po’ di latte, e ancora oggi, quando vado da lei, mi dice sempre: “Vuoi un po’ di Vov?”. Adoro invece la Coca Cola, ne bevo almeno un litro al giorno e anche mio figlio Filippo ne va matto.

Era inizio luglio del 2010 quando il mio amico Massimiliano Bertolini mi invita a cena. Massimiliano lo conosco dal 1995, da quando mi sono fidanzato con Arianna, poiché sono entrambi di Gambugliano, un paese che si trova a pochi chilometri dal centro di Vicenza e dove io abito dal gennaio del 2013. Anche se a Massimiliano piace bere del buon vino, quella sera mi sono presentato da lui con qualcosa di originale: tre bottiglie di vino spagnolo senza alcol che avevo aperto qualche giorno prima. Mi intrigava l’idea di far assaggiare a Massimiliano un vino senza alcol. Durante la cena ho chiesto a Massimiliano: “Che ne pensi se lanciamo noi un vino senz’alcol?” e Massimiliano non ha esitato un attimo a dirmi: “Certo, ottima idea”. A settembre abbiamo quindi presentato al mondo Winezero, il nostro vino senza alcol.

Avevamo bisogno di un finanziatore, poiché, come per Zeromobile, anche per Winezero ci sarebbe servito un partner per lo sviluppo e la promozione del progetto a livello internazionale. Nel 2007, poco dopo che Zeromobile aveva fatto il suo ingresso nel mercato, era uscito un articolo sul Corriere della Sera. Il giorno successivo mi aveva chiamato Ennio Doris per dirmi che un suo amico, l’immobiliarista Renato Della Valle, gli aveva detto che l’idea di Zeromobile era interessante e che mi avrebbe contattato per avere da me maggiori informazioni; quella telefonata però non l’ho mai ricevuta. Perciò, mentre pensavo al possibile finanziatore, mi sono ricordato di quel fatto e qualche giorno dopo ho chiamato Serenella, per chiederle il numero di Renato Della Valle. Ho chiamato il suo ufficio e sono riuscito a fissare un appuntamento con lui a Roma. Renato Della Valle ci ha ricevuti e, dopo poche parole sul nostro vino senza alcol, ci ha detto: “Mi ricordate il Della Valle da giovane”. Ma non solo, ha aggiunto anche: “Io sono astemio, detesto il vino”. Non ci sembrava vero, l’entusiasmo era grande, ma il bello doveva ancora arrivare. Renato Della Valle ha concluso la riunione dicendo: “Ragazzi, ci vediamo giovedì prossimo a Milano”. Mai però avrei pensato a cosa sarebbe potuto succedere il giovedì successivo; Renato Della Valle si è presentato dicendo: “Ho detto al mio amico Ennio che io investo in questo business solo se investe anche lui e ha detto che ci sta”. Due settimane più tardi, Renato Della Valle ed Ennio Doris hanno acquistato una parte delle nostre quote di Winezero investendo ciascuno 50 mila euro. Renato Della Valle, tuttavia, è rimasto in Winezero solo pochi mesi, successivamente le sue quote sono state acquistate in parte da me e in parte da Massimilano ed Ennio Doris.

Sono da sempre appassionato di tecnologia e da molti anni sono abbonato a Focus. Era giugno del 2009 quando ho letto un breve articolo su un Watch Phone di lusso. Ho fatto alcune ricerche su internet e ho visto che c’era una gioielleria di Verona che lo vendeva. Ho chiamato per accertarmi che fosse effettivamente disponibile e sono corso a prenderlo. In realtà mi sono accorto subito che il Watch Phone era di scarsa qualità, tuttavia, l’idea di un orologio-cellulare di elevata qualità mi entusiasmava. Mi piaceva così tanto che, arrivato in ufficio, ho scritto su Skype a Massimiliano: “Mi disegni un orologio da polso a forma di braccialetto?” La sua risposta è stata: “Certo, che te lo disegno”. Da lì a pochi giorni avevamo il nostro meraviglioso Watch Phone, il design era spettacolare, mancava solo il nome e, alla fine, la scelta è ricaduta su Mercury. In Camera di Commercio abbiamo quindi depositato anche il brevetto del nostro Mercury: ne eravamo troppo orgogliosi. L’idea era originale perché prevedeva due pezzi di cui uno staccabile, una sorta di cornetta che si portava all’orecchio. Mercury non voleva essere solo un’idea, doveva diventare un prodotto vero e proprio, perciò, essendo Mercury un prodotto di design e di moda, il primo pensiero è stato per gli stilisti. Ho iniziato quindi a chiamare tutti i principali stilisti italiani, con alcuni di loro sono anche riuscito a parlare personalmente e da alcuni siamo stati perfino ricevuti. A Roberto Cavalli, ad esempio, l’idea era piaciuta moltissimo e ci ha ricevuti due volte nella sua casa di via Senato a Milano. Pur suscitando molto interesse, il progetto Mercury presentava però una grande complessità di realizzazione e spaventava per questo tutti i nostri interlocutori; durante l’inverno del 2009 abbiamo quindi deciso di accantonarlo.

A inizio dicembre 2010, io e Massimiliano eravamo in viaggio in Sud America per promuovere Winezero, quando mi è arrivata una email del tutto inaspettata. Ricevevo infatti la risposta ad una email che avevo scritto un anno prima, nel dicembre del 2009. Mi aveva scritto un’azienda di New York che produce un modello di Watch Phone dicendomi che avevano visto la mia richiesta e che erano interessati a una collaborazione. Quella risposta, con un anno di ritardo, era incredibile, ma ha risvegliato in me e in Massimiliano l’interesse per il progetto Mercury. Appena tornati in Italia, ho iniziato subito a ripensare al progetto e, dopo poche settimane, ho detto a Massimiliano: “Perché non costruiamo uno smartwatch, ovvero un orologio che si collega al telefono e che riceve telefonate, sms, email e molte altre notifiche?”. Io non usavo l’orologio da molti anni, perché pensavo che l’orologio tradizionale fosse un oggetto limitato, un orologio mostra infatti solo l’ora, che sia uno Swatch da cento euro o un Rolex da diecimila euro. Uno smartwatch sarebbe stato invece un “orologio intelligente” e così, pochi mesi dopo, è nato i’m Watch, il primo smartwatch al mondo. Finalmente i’m Watch era un orologio che avrei potuto usare anch’io. La scelta del nome è stata molto importante; il nome i’m Watch non l’abbiamo pensato a caso: la “i” sta per “italia” e la “m” sta per “manuel” e “massimiliano”, e “Watch”, naturalmente, sta per orologio, il nostro orologio. A Massimiliano, quando ho proposto il nome, è piaciuto subito. A metà gennaio 2011, con la collaborazione dell’agenzia che seguiva la comunicazione di Zeromobile, abbiamo sviluppato il primo design di i’m Watch. Ad inizio febbraio, io e Massimiliano, durante un viaggio a Dubai per la promozione di Winezero, abbiamo mostrato il render di i’m Watch al distributore esclusivo Rolex per gli Emirati Arabi. Era la versione in oro, poiché inizialmente pensavamo di realizzare soltanto versioni pregiate in titanio, argento e oro per l’appunto. La sua reazione è stata di un tale entusiasmo che ci ha convinti a lanciarci in una nuova avventura imprenditoriale. A marzo abbiamo costituito Blue Sky con 50 mila euro di capitale sociale e depositato il marchio i’m Watch. Qualche settimana dopo lo abbiamo messo in prevendita sul nostro sito (che inizialmente era www.imcollection.it), per capire quale sarebbe stata la reazione del mercato ad un prodotto così innovativo: “i’m Watch, il primo smartwatch al mondo”. Mai ci saremmo aspettati quello che è successo nelle settimane successive: tutto il mondo ha iniziato a parlare di i’m Watch e in pochi mesi abbiamo raccolto oltre diecimila preordini. Tanti, veramente tanti.

Un giorno di fine marzo è arrivata una telefonata: era la segretaria di Oscar, genero di Doris e direttore marketing di Banca Mediolanum. Il dott. Oscar Di Montigny mi voleva incontrare per avere maggiori informazioni su i’m Watch e mi ha fissato un appuntamento con lui qualche giorno dopo. L’incontro si è svolto in Banca Mediolanum, in Presidenza, e, al termine, ho incrociato Ennio Doris, che usciva a sua volta da un’altra riunione. Era di fretta, ma ho avuto il tempo di fargli vedere la brochure di i’m Watch. Ne avevamo stampate una cinquantina di copie su carta patinata con gli i’m Watch ricoperti con vernice UV. Sono riuscito anche a dirgli: “Sono appena stato da Oscar, gli è piaciuto molto i’m Watch, a Lei potrebbe interessare il business? Ne posso parlare con l’ingegner Carfagna?”. Forse per la fretta, o forse per la fiducia che aveva in me, la sua risposta è stata: “Sì, sì, parlane con Carfagna”. L’ingegner Carfagna sapeva già del progetto i’m Watch, in quanto io e Massimiliano gliene avevamo parlato qualche settimana prima. Il giorno stesso l’ho chiamato: “Ingegnere, ho parlato con Doris di i’m Watch e mi ha detto che è interessato al business e di parlare con Lei. Possiamo fissare un appuntamento?”. La settimana successiva ci siamo incontrati in Via Senato, presso la sede di H Invest. Eravamo io, Massimiliano, Ennio Doris e l’ingegner Carfagna. Per circa un’ora ho risposto alle molte domande sia di Ennio Doris che dell’ingegner Carfagna, alla fine però, e ancora una volta, Ennio Doris ci ha accordato la sua fiducia e, qualche giorno dopo, è entrato nel capitale di Blue Sky.

Le date di consegna sono state il punto debole del progetto i’m Watch. Per la progettazione, e la successiva produzione, ci eravamo affidati a un’azienda di Padova. Inizialmente ci erano state indicate delle date di consegna forse un po’ troppo ottimistiche, che noi abbiamo comunicato senza filtro al mercato. È stato un grave errore, ma dagli errori si impara. Nei sei mesi successivi ho dedicato ogni istante del mio tempo al progetto i’m Watch. E’ stata un’esperienza unica, mi sono trovato a coordinare un team di lavoro di oltre venticinque persone in campi diversi: hardware, software, design, marketing, comunicazione. Ogni singola decisione veniva prima sottoposta a me. Nunzio è stato uno dei ragazzi chiave nel progetto i’m Watch. Lo avevo conosciuto un anno prima per Zeromobile: mi era stato presentato da un mio agente e gli avevo affidato una campagna per un valore di 200 euro. Poi Nunzio era partito per l’Australia e, al suo rientro, gli avevo affidato un’altra piccola campagna per Winezero. Ma è con i’m Watch che il nostro rapporto si è consolidato. Quando l’ho chiamato per chiedergli di gestire la campagna di lancio, gli ho detto: “Nunzio, investiamo 100 euro al giorno”. In pochi giorni siamo arrivati a 2000 euro al giorno, arrivavano tra i settanta e gli ottanta ordini al giorno in quel periodo.

Il 25 ottobre 2011 abbiamo finalmente svelato al mondo il nostro i’m Watch all’ARM Conference di Santa Clara. Tutti stavano aspettando quell’evento, dal momento che nessuno aveva mai visto prima di allora come sarebbe stato veramente i’m Watch. Infatti, da circa un mese, sulla home page del nostro sito c’era un telo di velluto rosso che copriva un i’m Watch e un countdown. Alle ore 10.00 a Santa Clara, le 19.00 in Italia, il velo ha finalmente svelato i’m Watch, tuttavia, in quel momento, il sito non è riuscito a reggere gli oltre 100.000 accessi contemporanei e per oltre due ore non è stato più raggiungibile. Dopo Santa Clara la notorietà di i’m Watch è aumentata ancora di più e, con la notorietà, l’aspettativa per il prodotto: sembrava che tutti stessero attendendo l’arrivo di i’m Watch. Il 12 gennaio 2012 abbiamo presentato i’m Watch al CES di Las Vegas, il CNET ha definito i’m Watch “l’Armani degli smartwatch”, è stato davvero un successo incredibile, senza precedenti.

Un venerdì sera di inizio maggio siamo andati a cena a casa di Ennio Doris a Milano 2; a un certo punto gli ho chiesto: “Potrebbe darci in prestito l’ingegner Lombardi? Siamo in una situazione di difficoltà con le date di consegna che non riusciamo a rispettare, il suo contributo potrebbe essere utile”. La sua risposta è stata: “Manuel! Ottima idea! Fai conto che sia già tuo!”. Edoardo Lombardi è stato amministratore delegato di Banca Mediolanum ed è oggi il suo vicepresidente. Mi aveva parlato lo stesso Doris dell’ingegner Lombardi in uno degli incontri che avevamo avuto ed io ero rimasto sosì colpito dalle sue parole: “sai manuel, io ho avuto due grandi fortune nella mia vita, la prima è stata incontrare Silvio Berlusconi, la seconda è stata conoscere Edoardo Lombardi” che non la prima persona a cui ho pensato in quei momenti è stato proprio all’ingegner Lombardi. “Il meglio è nemico del bene”,  “Preccuparsi significa “occuparsene prima” e “ci sono cose importanti e cose urgenti” sono alcune delle lezioni che ho imparato in due anni da suo allievo.

Ennio Doris era in partenza per il Messico per una convention di Mediolanum, è tornato in Italia la domenica successiva e, il lunedì mattina, mi ha chiamato Marilena, la segretaria dell’ingegner Lombardi, dicendomi di chiamarlo nel pomeriggio alle 15.00. Così ho fatto e poche settimane dopo l’ingegner Lombardi è diventato presidente di i’m Spa. A inizio giugno abbiamo comunicato che le consegne dei primi trecento i’m Watch sarebbero iniziate il 18 giugno 2013; la data è stata rispettata e abbiamo così dato il via alla consegna degli i’m Watch che erano stati preordinati. Abbiamo impiegato circa sei mesi per evadere tutti gli ordini, ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto. Al CES 2013 abbiamo presentato i’m Droid 2, una versione completamente rivista del sistema operativo di i’m Watch. i’m Droid 2 introduceva delle innovazioni sorprendenti, avevamo infatti inventato lo smart tethering, un sistema intelligente per gestire il collegamento dati di i’m Watch che migliorava la gestione della batteria. Sempre al CES 2013 abbiamo presentato i’m Here, uno smart locator di dimensioni piccolissime. i’m Here si è poi trasformato pochi mesi più tardi nel progetto i’m Tracer, il localizzatore da polso per bambini.

Ad inizio 2011 la parola smartwatch non esisteva: cercando su Google non si trovava nulla o quasi nulla, ma, solo pochi mesi dopo, la parola smartwatch era diventata sinonimo di i’m Watch. Questo però non è bastato, pur essendo stati i first mover di un nuovo settore, non siamo riusciti a conquistare il mercato degli smartwatch. A settembre 2013 all’IFA di Berlino, Samsung ha presentato il suo primo smartwatch: il Samsung Gear è stato solo il primo di una serie di quattro prodotti che Samsung ha messo sul mercato nei dodici mesi successivi. A settembre 2014, Apple ha presentato il suo Apple Watch, uno smartwatch straordinario che include moltissime delle funzionalità che noi avevamo immaginato nel 2011 e che avevamo inserito nel nostro i’m Watch. Ma come avremmo potuto competere con due player così grandi? Il 1° ottobre 2014 i’m Spa è uscita dal mercato della Wearable Technology con la sospensione delle vendite di i’m Watch. In tutto abbiamo venduto oltre cinquantamila i’m Watch suddivisi tra le varie collezioni color, tech e jewel. Un numero grandissimo e al di sopra di ogni nostra iniziale aspettativa. Al primo incontro che avevamo avuto nell’aprile del 2011 con l’azienda, che ha poi progettato i’m Watch, avevamo detto: “Pensiamo di venderne circa un migliaio, tra le versioni in titanio, argento e oro”.

Era la sera di giovedì 18 dicembre, quando ho scritto un’email a Ennio Doris: “Grazie Ennio per tutto quello che hai fatto per me in questi anni e in particolare un grazie di cuore per Zeromobile”. Come sempre la sua risposta non si è fatta attendere e la mattina seguente: “Manuel, nella vita spesso si cade, l’importante è essere capaci di rialzarsi”. Quelle parole a distanza di qualche mese sono risultate essere una premonizione, considerato il successo mondiale riscosso da ChatSim.

Ennio Doris è una persona straordinaria; in questi anni mi ha aiutato a realizzare tutti i miei sogni e a crescere. Lo ha fatto anche il 4 febbraio scorso, quando è uscito dal capitale di Zeromobile (io ne ho rilevato il 100% delle quote). Ancora una volta, grazie alla sua visione, la mia avventura imprenditoriale può proiettarsi oggi con successo verso il futuro.

Tutti mi chiedevano: “Hai WhatsApp?”. Ma non solo: molti clienti e rivenditori Zeromobile nell’ultimo periodo avevano iniziato ad asserire: “Zeromobile è veramente interessante, mi fa risparmiare tanto rispetto al mio operatore, ma in viaggio uso solo WhatsApp!”. “WhatsApp?” mi sono chiesto. Un giorno, all’inizio di dicembre, ho deciso di scaricare e di provare l’app sul mio iPhone. Non potevo credere ai miei occhi: oltre il 90% dei miei contatti aveva WhatsApp! In un attimo mi sono reso conto che il mondo stava veramente cambiando e di lì a poco mi balenò un’idea: creare una sim ad hoc per WhatsApp. E’ nata così WhatSim, la prima Sim per chattare gratis e senza limiti con il sistema di messaggistica più famoso al mondo, presentata in anteprima mondiale lo scorso 21 gennaio. Ogni dettaglio era stato scrupolosamente curato e la scelta della data non era un caso: il 21 luglio 2014, esattamente sei mesi prima, era stata presa la decisione di uscire con i’m dal mercato della Wearable Technology.

Mi ero dato sei mesi di tempo per tornare con un nuovo grande progetto: ora quel momento era arrivato!

Il lancio stampa internazionale ha riscosso un successo planetario, non solo tra gli utenti di WhatsApp, ma anche tra quelli delle altre App di Instant Messagging (Telegram, WeChat, Facebook Messenger, ecc.). Il 26 febbraio l’annuncio mondiale che WhatSim diventava ChatSim: la prima Sim al mondo compatibile con tutte le principali App di Instant Messaging, proprio con l’obiettivo di soddisfare tutti gli utenti.

19 maggio 2015 ore 11.00: nuovo lancio stampa internazionale:

L’escalation di ChatSim: la start-up di Zeromobile diventa un’azienda a sé, grazie all’incredibile successo ottenuto.

Nel capitale entra anche Angelsim. All’operazione partecipa la società di investimento Angelsim Sarl, che ha deciso di investire 1 milione di euro nel business creato da Manuel Zanella, valutato oltre 4 milioni di euro a pochi mesi dal lancio. ChatSim convince utenti e investitori e snocciola numeri in crescita esponenziale: oltre 100mila SIM vendute in pochi mesi e accordi di distribuzione in 30 Paesi.

Obiettivo: vendere 1 milione di SIM entro il 2016 anche grazie all’accordo con Angelsim Sarl.

(…)

Il futuro della mia storia è ancora tutto da scrivere.

Vicenza, 2 giugno 2015

Manuel Zanella